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04/07/2026

BERLINO 2026 - Diario di viaggio: Giorno 2 - Visitiamo parte della città con un Tour guidato - Il racconto

di Marcolino

4 Luglio 2026

La mattina è partita con il ritmo giusto, senza sveglie imposte o corse contro il tempo. Dopo una pausa colazione in un bar vicino all'hotel per iniziare bene la giornata, abbiamo raggiunto a piedi Potsdamer Platz, dove alle 11:00 ci aspettava la guida per il free tour.

Il tour è partito proprio da Potsdamer Platz, uno degli snodi più moderni della città, dominato dalle torri in vetro e acciaio progettate negli anni Novanta da architetti come Renzo Piano.

Muovendo i primi passi, la guida ci ha fatto notare una linea di doppi sampietrini posata sull'asfalto che segna il tracciato originale del Muro per decine di chilometri. Ci ha spiegato che in realtà le barriere erano due, corrono parallele, e che lo spazio compreso tra di esse costituiva la cosiddetta "striscia della morte", un'area di sicurezza recintata, illuminata a giorno e sorvegliata da torrette con ordine di sparare a vista.

La prima tappa è stata la Topografia del Terrore, l'area in Niederkirchnerstraße dove tra il 1933 e il 1945 sorgevano i quartieri generali della Gestapo, delle SS e dell'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich.

L'edificio espositivo permanente si trova accanto ai resti delle cantine dello scantinato originario, scoperte e riportate alla luce negli anni Ottanta, che mostrano ancora le pareti in mattoni visibilmente danneggiate dai bombardamenti alleati, lasciate intatte a memoria storica.

Lì accanto si trova anche un tratto di circa duecento metri del Muro di Berlino, uno dei pochi rimasti ancora in piedi nel centro città, con la superficie in cemento consumata e graffiata.

Ci siamo poi spostati a Checkpoint Charlie, lungo la Friedrichstraße. Era il punto di controllo stradale più noto tra il settore di occupazione americano e quello sovietico, riservato al transito di diplomatici, militari e stranieri.

Oggi la baracca in legno bianca è una ricostruzione fedele di quella originale degli anni Sessanta, presidiata dall'iconico cartello multilingue che avvisa, in inglese, russo, francese e tedesco, che si sta lasciando il settore americano.

Proseguendo a piedi siamo passati sopra il sito del bunker di Hitler (Führerbunker), una struttura ipogea complessa costruita a vari metri di profondità sotto il giardino della Cancelleria del Reich. Oggi l'area si presenta come un del tutto anonimo parcheggio asfaltato circondato da palazzine residenziali anni Ottanta. La struttura sotterranea non è mai stata completamente fatta esplodere a causa dello spessore imponente delle pareti in cemento armato (fino a quattro metri), che avrebbero danneggiato gli edifici circostanti. L'area è stata volutamente lasciata priva di monumenti o targhe commemorative evidenti — tranne un piccolo pannello informativo installato solo di recente — per evitare che il luogo potesse trasformarsi in un punto di ritrovo o pellegrinaggio.

Da lì abbiamo raggiunto il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa, progettato dall'architetto Peter Eisenman. Il sito copre una superficie di quasi ventimila metri quadrati ed è composto da 2.711 stele in calcestruzzo grigio scuro, tutte della stessa larghezza e lunghezza ma di altezze variabili, disposte su un terreno ondulato.

Camminando tra i passaggi stretti, il suolo inclinato e le colonne che si sollevano fino a oltre quattro metri sopra la testa creano una sensazione visiva di disorientamento e isolamento dal resto della città.

Sotto il piazzale si trova il Centro d'Informazione sotterraneo, che conserva le biografie e le lettere di molte vittime della Shoah.

Il tour guidato si è concluso alla Porta di Brandeburgo, la monumentale porta di accesso in stile neoclassico commissionata dal re Federico Guglielmo II di Prussia alla fine del Settecento e ispirata ai Propilei dell'Acropoli di Atene.

Sulla cima svetta la Quadriga in bronzo, la statua della dea della vittoria alla guida di un cocchio trainato da quattro cavalli.

Durante la divisione della città, la porta si trovava nella terra di nessuno ed era inaccessibile da entrambi i lati.

Queste due ore e mezza con la guida ci hanno dato la chiave di lettura giusta per la città. Berlino non ha l'impatto estetico immediato o l'eleganza classica di altre capitali europee; a una prima occhiata distratta può apparire persino fredda. Il suo fascino sta tutto nella storia stratificata che nasconde sotto la superficie, un bagaglio imponente che emerge solo quando impari a guardarla con l'attenzione che merita.

Finita la visita guidata abbiamo proseguito da soli verso il vicino Palazzo del Reichstag.

L'edificio, costruito a fine Ottocento in stile neorinascimentale e incendiato nel 1933, è stato completamente ristrutturato negli anni Novanta su progetto dell'architetto Norman Foster, che ha aggiunto la grande cupola elicoidale in vetro e acciaio posizionata direttamente sopra l'aula parlamentare del Bundestag.

Ci siamo poi spostati verso le sponde della Sprea, nel Band des Bundes (il "nastro della Federazione"), il complesso architettonico moderno risalente agli anni Duemila che simboleggia la riunificazione attraverso edifici governativi disposti a ponte sulle due sponde del fiume, tra cui la Cancelleria Federale.

Per pranzo ci siamo fermati a un chiosco lungo Unter den Linden, il grande viale alberato lungo circa un chilometro e mezzo che deve il nome ai tigli piantati originariamente nel Seicento e che collega la Porta di Brandeburgo con l'Isola dei Musei e Alexanderplatz.

Hot dog e pretzel per tutti.

Nel pomeriggio ci siamo addentrati all'interno del Tiergarten, l'immenso parco pubblico nel cuore della città che fino al Settecento era la riserva di caccia privata dei principi elettori prussiani.

Attraversando i viali alberati siamo arrivati al centro della grande rotatoria della Großer Stern, dove svetta la Colonna della Vittoria (Siegessäule). Il monumento, alto circa 67 metri, è stato eretto negli anni Sessanta dell'Ottocento per celebrare la vittoria prussiana nella guerra danese e successivamente arricchito con bronzi per le campagne contro Austria e Francia. Sulla sommità si trova la grande statua dorata della Vittoria, ribattezzata dai berlinesi Goldelse ("Elsa d'oro").

Nel tardo pomeriggio siamo rientrati in albergo, stanchi per i molti chilometri percorsi a piedi. La giornata si è chiusa con la cena in un ristorante vicino all'hotel.

Qui potete trovare il Vlog della giornata

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